Lo so, dal titolo di questo articolo potresti pensare che sto trasformando un sito che parla di comunicazione e social in un sito che parla un po’ di tutto. Ma non è così. Mi spiego meglio: questa estate, tra una lettura sulla gestione del tempo e una sull’imprenditoria, mi sono dedicata anche a libri più “spensierati” (o almeno questa era l’idea di partenza).
Nella pila di libri comprati durante l’anno e lasciati in attesa di tempo per essere letti c’era anche lui: “Attraversare i Muri” l’autobiografia di Marina Abramović, artista che da sempre seguo, studio e stimo.
L’idea di leggere la sua vita mi ispirava un sacco, ma certo non avrei mai pensato di imparare tanto anche dal punto di vista imprenditoriale.
Il libro inizia descrivendo l’infanzia dell’artista e il contesto di assoluta rigidità nel quale è cresciuta, racconta le sue prime ribellioni, i suoi grandi e piccoli amori, e i suoi primi anni da donna, anni in cui viveva in una roulotte e stentava ad arrivare a sera. E fin qui, il libro sposava perfettamente le mie aspettative.
“Mai dare gli ostacoli per scontati”
Poi però, arriva un momento in cui Marina inizia a relazionarsi alle persone giuste, e le sue performances poco alla volta diventano conosciute, fino a renderla il personaggio pubblico che oggi conosciamo.
Marina fondamentalmente non ha inventato l’arte della performance, ma ha assunto come sua missione di vita il fatto che venisse ufficialmente riconosciuta, e non fosse più vista come espressione di serie “b”, diventando involontariamente una grande imprenditrice.
Se ci pensi, è quello che succede a chiunque abbia una sua idea imprenditoriale, che sia una nuova invenzione o la volontà di aprire partita iva e portare avanti il proprio lavoro in modo indipendente: nessuno inventa quasi più nulla, ma tutti prendiamo spunto dal nostro vissuto, dai libri letti, dagli studi fatti e dalle conversazioni al bar. Ognuno, pur non inventando nulla, trasforma il proprio lavoro in una missione: quella di affermare il proprio valore in un mondo già saturo.
“Il processo è più importante del risultato”
Marina nella sua autobiografia si concentra spesso sulla stanchezza, fisica e psicologica, che la colpisce durante l’elaborazione dei suoi progetti; le performances vere e proprie, nel libro, quasi passano in secondo piano per portare alla ribalta il retroscena, ovvero il percorso infinito per arrivare alla meta.
Se ci pensi, la nostra opera d’arte finale, che sia una buona strategia di comunicazione, una bella serie di scatti o un qualsiasi prodotto o servizio che offriamo, ci porta sempre a non considerare il percorso dirigendo lo sguardo verso il risultato, ma questo non è che una minuscola punta di iceberg che emerge dal mare, mare che copre l’immensa montagna che sta sotto.
“Do ogni grammo di energia e poi le cose succedono, oppure no”
Ok Tyf, ho capito che il libro ti è piaciuto, ma perchè lo esalti così tanto?
Marina Abramović è un’artista, non ha mai detto “da grande sarò un’imprenditrice”. Il suo obiettivo era semplicemente quello di far emergere una forma d’arte “complicata”.
Ecco perchè, secondo me, è molto importante trarre spunto da questo libro: perchè dubito che abbia letto libri su come accrescere la propria leadership, come ottimizzare il tempo o come avviare un’azienda partendo da zero. Il suo è un punto di vista “puro”, ma non per questo perdente.
Marina si concentra molto su lunghe pause di silenzio e digiuno (lunghe giorni, non minuti) per “ricaricare” la mente e il corpo, tanto da farne la base del suo metodo.
“Mi dissero che la cosa migliore da fare era isolarmi per sei giorni nella mia capanna vicino al torrente, guardando scorrere l’acqua senza mangiare, parlare, leggere o scrivere. Ogni giorno mi avrebbero portato acqua dalla casa. Dopo sei giorni in cui ero stata seduta in silenzio a guardare il torrente, tornai a casa e feci il video in una sola ripresa”
Ti faccio una domanda che mi sono posta mentre leggevo: quanto tempo è passato dall’ultima volta che ti sei pres* un’intera ora senza parlare, scrivere, mangiare, guardare il telefono o la tv o camminare/ correre?
Leggere la vita e il metodo di una persona che si è realizzata al punto da poter scrivere e vendere un’autobiografia è sempre un enorme momento di crescita personale. Da questo libro ho imparato l’importanza del tempo, dell’ossigeno, dell’acqua che scorre e del silenzio. Ho imparato che anche se oggi non sono esattamente dove vorrei (perchè punto molto in alto), questo non è che un capitolo, ma il libro non è ancora finito.
Spero che questo articolo ti sia piaciuto, e se hai letto il libro scrivimi per farmi sapere cosa ti ha lasciato!
Concludo con una delle tante citazioni che mi sono tatuata nell’anima:
“Realizza un film che sia più lungo del tempo che ti rests da vivere”



